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Sono trascorsi 37 anni da quella domenica 29 giugno 1986, quando Papa Giovanni Paolo II ricevette in udienza privata i cittadini di Cinquefrondi. Un evento straordinario mai accaduto nella bimillenaria storia della Chiesa cattolica. Il giorno precedente nella basilica di San Giovanni in Laterano il prete cinquefrondese Giovanni Marra era stato ordinato vescovo dal cardinale Ugo Poletti. 

I cinquefrondesi si radunarono nella Sala Clementina,  dove il Papa si incontra con i Capi di Stato e le delegazioni al seguito.

Quel giorno in Vaticano c’erano tantissimi concittadini,  praticamente mezza Cinquefrondi. La comitiva era guidata dal parroco dell’epoca don Antonio Ritorto, che aveva anche organizzato i pullman dei parrocchiani, c’era pure don Giovanni Galluzzo, grande amico del nuovo vescovo. 

 

 Cinquefrondi visse un irripetibile momento di festa e di gloria, un vero e proprio evento storico. Nella grande sala, molto elegante con gli affreschi e gli stucchi di gusto rinascimentale, non c’erano sedie; tutti stavano accostati alle pareti, lasciando vuota – secondo le indicazioni del servizio d’ordine vaticano – la parte centrale del salone dove era posizionata una pedana. 

 

Il Papa arrivò tenendo Marra sottobraccio, i due chiacchieravano e sorridevano, furono accolti da un grande applauso. Poi don Giovanni prese il microfono e rivolse un saluto e un ringraziamento al Papa per la nomina, per la sua amicizia e per aver concesso l’udienza speciale ai familiari e agli amici cinquefrondesi. Battimani, entusiasmo. Quindi parlò il Papa. Accadde allora che la folla dei presenti, fino a quel momento ordinata e ferma, cominciò a muoversi lentamente. Giovanni Paolo continuava a parlare, e la folla entusiasta si avvicinava sempre più verso il centro della sala. Tutti volevano avvicinarsi  e vedere meglio. 

Nel giro di pochissimi minuti, dopo la foto di rito con i presenti, il Papa e Marra finirono letteralmente circondati (affettuosamente certo, ma sempre circondati). Quelli del servizio d’ordine cercavano di contenere la ressa, senza esito, ormai le persone premevano da ogni parte, cercavano spazio per avvicinarsi sempre di più al Papa,  tentando di toccare il pontefice, di abbracciarlo.

 

Giovanni Paolo II fu costretto a anticipare i saluti e ritirarsi precipitosamente con l’aiuto del personale di sicurezza. La situazione fu oggettivamente imbarazzante.

Al Papa dunque non riuscì di concludere quell’udienza come si deve; probabilmente non tutti i presenti capirono subito quanto grave fosse stata quella eccessiva manifestazione di affetto. Marra ci restò malissimo, ma più tardi ritrovò il sorriso sereno di sempre e se ne fece una ragione. Gli dispiaceva che il Papa pensasse di aver avuto a che fare con una comitiva un pò maldestra, se non maleducata, ma lui sapeva che quella era gente buona e troppo affettuosa, e tutto avrebbe voluto tranne che mettere in difficoltà il Papa. 

Il giorno dopo  l’Osservatore Romano, giornale della Santa Sede, diede notizia dell’udienza, corredandola con una foto del Papa in compagnia di Marra e dei suoi familiari, ma naturalmente omise di raccontare del maldestro finale. Il giornale vaticano non pubblicò nemmeno il discorso di Giovanni Paolo II alla comunità di Cinquefrondi. Segno che l’episodio era stato effettivamente ritenuto  spiacevole dai responsabili del cerimoniale.

In questa bellissima immagine Stefania Longo, la più piccola e, dietro, la cuginetta Maura Carbone mentre salutano Papa Wojtyla

 Quel discorso è stato da noi ritrovato. Ecco che cosa disse il Papa nell’unica udienza privata mai concessa da un pontefice ai cittadini di Cinquefrondi:

 “Rivolgo il mio cordiale saluto e le mie felicitazioni a mons. Govanni Marra, che ha ricevuto ieri la pienezza del sacerdozio nel sacramento dell’episcopato, e saluto pure voi familiari e amici che avete condiviso con lui la gioia di questo evento spirituale, e ora prendete parte a questo incontro. 

Il mio pensiero si porta con affetto anche alla comunità parrocchiale di Cinquefrondi, nella quale mons. Marra ha udito la prima chiamata del Signore ed ha iniziato il lungo cammino che lo ha condotto fino alla meta odierna. 

 In questa lieta circostanza mi è caro esprimere al nuovo confratello dell’episcopato il mio vivo ringraziamento per la dedizione e la competenza con cui egli ha servito per molti anni la Santa Sede, dapprima nella congregazione per il clero, poi nella Segreteria di Sato e infine presso l’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica. Nell’esercizio delle sue mansioni, egli ha saputo dar prova di rande capacità, sempre attenendosi a una linea di profonda sensibilità al dovere di sincera fedeltà verso la Chiesa. 

Adesso gli viene affidato un importante incarico nella diocesi di Roma, che – come è ben comprensibile – è comunità a me particolarmente cara. Egli dovrà coordinare in stretta comunione di intenti con il cardale Vicario di Roma, l’attività pastorale e amministrativa della diocesi in un momento significativamente ricco di prospettive, ma non privo al tempo stesso di problemi. 

Sono certo che mons. Marra porterà nei suoi nuovi compiti l’abituale entusiasmo, spendendo in essi le sue energie con vivo senso di responsabilità e con costante attenzione alla ‘suprema legge’ di ogni attività ecclesiastica, che è la salvezza delle anime. Di cuore gli porgo i miei fraterni augurio di un fruttuoso lavoro a vantaggio di questa amata Chiesa di 24 Roma le cui antichissime radici furono irrorate dal sangue dei due giovani apostoli che oggi festeggiamo. 

Invito anche voi cari fratelli e sorelle che siete legati al nuovo vescovo da vincoli di parentela o di amicizia, a essergli vicini con assidue preghiere per ottenergli dal Signore tutti quei doni di luce, di prudenza, di coraggio che l’adempimento delle nuove mansioni richiede. Nell’affidare alla speciale protezione della Vergine Santissima il servizio episcopale del caro mons. Marra, lo invito ora ad unirsi a me per impartire a voi tutti una particolare benedizione”.

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