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Addio Mariannina Albanese, donna forte e coraggiosa. Se n’è andata, dopo una lunga malattia. Era una donna speciale, forse ignota ai cinquefrondesi più giovani, visto che ormai da tantissimo tempo non usciva più di casa e non faceva vita pubblica, ma è stata protagonista di una storia nella quale c’è stata tanta felicità ma anche tantissimo dolore.

La sua casa in via Vittorio Veneto è stata la casa di molti cinquefrondesi per anni e anni, lì si respirava amicizia e bontà, la porta era sempre aperta a tutti e tutti cercavano questa donna, che fu moglie di Peppino Pepè e mamma di Domenico, due figure di cinquefrondesi che è impossibile dimenticare. 

Mariannina e il marito Peppino per decenni hanno gestito un negozio di generi alimentari in un piccolo locale adiacente alla loro abitazione, lì si vendeva il pane e lo si regalava a chi non aveva soldi per pagarlo, e un bicchiere di vino e un piatto di pasta non si negavano a tanti poveri che bussavano a quella porta.

Lei era originaria di Cittanova, ma da giovanissima si trasferì a Cinquefrondi per seguire il marito. Peppino andò in guerra, partecipò alla campagna di Russia e fu tra i pochi superstiti che riuscirono a tornare in patria, camminando per decine e decine di km sulla neve, e tanto patì sul fisico le conseguenze di quella sciagurata esperienza..

La coppia diede vita a una famiglia straordinaria per allegria, affetto e solidarietà, per l’apertura al prossimo. In casa loro si respirava quell’umanità che tutti cercano, lì dentro tutti erano voluti bene, la felicità si toccava con mano. Dopo cinque minuti che si stava con loro, sembrava di essere a casa propria, quella compagnia scaldava il cuore ed era difficile separarsene. Posso testimoniarlo personalmente. Dovessi indicare l’esempio di una bella famiglia cristiana, ecco direi che la famiglia Pepè lo fu senz’altro.

Domenico, il figlio maggiore, era ragazzo quando fondò una comunità giovanile molto impegnata nel sociale e molto viva a Cinquefrondi nel decennio 1977-1987, punto di riferimento per molti nella Chiesa e anche fuori di essa. A lui si devono molte opere di solidarietà e culturali realizzate nel nostro paese, insieme con molti insegnamenti di vita, in gran parte dovuti proprio all’educazione cristiana di quella mamma premurosa e gioviale.

Domenico Pepè

Mariannina è stata grande nell’amore e nella fede, ha costruito e regalato felicità, ma nessuna sofferenza le è stata risparmiata e due grandi spade hanno trapassato la sua anima.

La prima quando morì Domenico, giovanissimo, a causa di un incidente stradale. Era il 1987  e Domenico stava per laurearsi in veterinaria. Quella mamma fu schiantata da un dolore impossibile da descrivere e accettare. Lei non perse mai la voglia di vivere e di andare avanti, e conservò il sorriso, pur portandosi addosso quella ferita terribile. Seppe addirittura confortare e dare sostegno ai giovani amici del figlio, distrutti e increduli per quella perdita. E continuò da sola a prendersi cura di Ornella, la seconda figlia, disabile, e di Giovanni che era ancora poco più che un ragazzino.

Domenico non era solo un figlio, e già questo sarebbe stato abbastanza; quel giovane era molto di più, era colui che tutti cercavano e volevano vicino, perchè era buono e generoso, altruista e amico di tutti, sempre. Era un cristiano esemplare, e la sua vita illuminava quella casa e tutti coloro che gli stavano vicino, aveva la parola giusta in ogni circostanza, scrutava l’animo delle persone con una profondità impensabile.

La famiglia Pepè

La sera dell’incidente stradale quella luce si spense, Mariannina e Peppino persero un figlio speciale, Giovanni e Ornella il fratello, molti giovani cinquefrondesi persero un amico eccezionale, a Cinquefrondi e alla Chiesa locale venne a mancare un pezzo di futuro.

Quella morte avrebbe distrutto chiunque, facendolo sprofondare nella disperazione più nera, ma Mariannina si fece forza in mezzo a fiumi di lacrime, accettò quel dolore immenso e si affidò fiduciosa al Signore, ebbe la forza di tenere in piedi la sua famiglia, fu di aiuto a quei giovani amici sgomenti, dando speranza, regalando pace a chi aveva voglia soltanto di dare la testa contro il muro.

Da sx Mariannina Albanese con mons. Giovanni Marra, il fratello don Gildo e l’avv. Francesco Bellocco, in occasione di un convegno per ricordare la figura di Domenico Pepè

Qualche anno dopo un’altra spada trapassò l’anima di Marianina, quando il marito Peppino perse la vita per un disgraziato errore umano durante un banalissimo intervento chirurgico. Doveva essere un’operazione di routine, si traformò in una tragedia. Un dolore straziante, ancora sofferenza senza fine. Mariannina raccolse ogni granello di energia e si caricò anche questa seconda croce, silenziosamente.

Tanto tempo è trascoso da allora, poi è giunto per lei il momento del suo calvario personale, della malattia, dell’ospedale, nulla è stato risparmiato a questa donna, finchè ieri sera il Signore l’ha chiamata a sè.

Mariannina Albanese aveva 90 anni, non era una donna senza difetti e senza peccati, come del resto ciascuno di noi, ma la sua storia e la sua fede cristiana sono di esempio, una figura meravigliosa di moglie e mamma, e per chi scrive anche di amica. Tutti quelli che l’hanno conosciuta ne ricorderanno il sorriso amichevole, la chiacchiera facile, l’ospitalità insistente alla sua tavola, l’amicizia disinteressata e aperta con tutti, l’amore per la Chiesa, la voglia di creare comunità attorno al suo focolare domestico. Ha vissuto gli ultimi anni di vita nel chiuso della sua casetta, circondata da ricordi felici, in compagnia della preghiera e della sua cara Ornella, e di Giovanni che le è stato sempre vicino, nella certezza che nulla è accaduto per caso, perchè le vie del Signore non sono le nostre vie e non tutto ci è dato di capire.  Persone così sono difficili da trovare.

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