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E’ morto oggi in Puglia all’età di 87 anni mons. Benigno Luigi Papa. Fu, nel 1981, il secondo vescovo della diocesi di Oppido-Palmi dopo che questa venne istituita, ma soprattutto fu un amico speciale di Cinquefrondi e dei cinquefrondesi, oltre che un grande pastore di anime e un uomo saggio. Mons. Papa era malato da tempo, e da tempo si era ritirato in una casa di riposo per sacerdoti nella diocesi della sua Taranto, città della quale è stato a lungo arcivescovo dopo l’esperienza calabrese.

Mons. Papa era un frate cappuccino, coltissimo ed esperto di Sacre Scritture. Ascoltarlo era un piacere, si potevano registrare i suoi interventi e poi trascriverli, senza dover correggere nemmeno una parola. Aveva appena 46 anni quando, a sorpresa, Giovanni Paolo II lo nominò vesovo di Oppido. Nessuno si aspettava il suo nome, il papa polacco lo aveva pescato in Puglia e la sua nomina suscitò più di una delusione in Calabria, ma poi, conoscendolo, tutti si resero conto di quale grande dono fosse  stata la sua nomina a vescovo di Oppido.

Mons. Papa era un uomo semplice e pacato, aveva chiaro il suo mandato di pastore in una terra difficile e spesso ferita, con tanti problemi di annuncio del cristianesimo, di malavita, di povertà, di ideologismi. Apparteneva per intero a Dio e alla sua Chiesa, ma apparteneva per intero anche al mondo e ai suoi affanni, dei quali si occupava con premura e sapienza.

A Cinquefrondi venne innumerevoli volte, era molto amico del parroco del tempo don Antonio Ritorto e presiedette nel  maggio del 1984 all’ordinazione sacerdotale di don Pasquale Galatà, attuale parroco di Melicucco, del quale aveva seguito con interesse gli ultimi anni di formazione. Quel giorno a Cinquefrondi ci fu una grande festa, erano decenni che non veniva ordinato un sacerdote e quella di don Pasquale fu una scintilla, alla quale ne seguirono altre negli anni futuri. Mons. Papa partecipò a quell’evento con una solennità speciale, e non mancò di ricordare, con il suo proverbiale umorismo pretesco, la fortuna della gente di Oppido di avere un vescovo che era anche Papa.

Mons. Papa ordina sacrdote don Pasquale Galatà, 1984

Oltre alle visite parrocchiali, mons. Papa fu anche presente tutti gli anni fra il 1981 e il 1987 in cui si svolse la Tre-giorni culturale organizzata dall’allora Centro Studi Il Vaggio. A volte veniva in veste di relatore sul tema, altre in quelle di semplice spettatore. Altre volte ancora mons. Papa fu a Cinquefrondi ospite di convegni promossi dall’allora Partito comunista (sul tema ‘L’impegno culturale nella lotta alla mafia’) e dall’Arci.

Era un vescovo capace di dialogare con tutti e di parlare molti linguaggi, se lo interrogavi sulle Scritture ti conduceva dentro un mondo di meraviglie e il suo parlare di Dio aveva la capacità di trascinare chiunque, senza mai scadere nella predica o nella conferenza professorale. Se gli parlavi della Calabria, scoprivi che il frate pugliese sapeva della nostra terra spesso più di quanto noi stessi sapevamo.

Lo invitavano spesso a parlare di temi politici e di attualità, lui non si tirava mai indietro, perchè anche quei luoghi erano occasione di testimonianza, e certo a confronto con politici e politicanti non si lasciava tirare per la tonaca. Una volta, proprio a Cinquefrondi, rispose educatamente ma seccamente a chi lo presentò come un vescovo antimafia, “io sono un vescovo della Chiesa di Cristo” disse con il suo caratteristico vocione. E aggiunse che come tale era impegnato nell’annuncio del Vangelo, che per forza di cose è estraneo a qualsiasi forma di violenza, quindi anche a quella mafiosa naturalmente. Ma lo era in nome di Dio, non di qualche ideologia o di qualche partito politico.

Mons. Papa dietro la sua apparenza mite nascondeva un forte senso di responsabilità, e un grande amore per la Chiesa e la sua gente. La sua mitezza si trasformava in pacatissima ma ferma severità specie con qualche suo prete poco accorto. Ai suoi sacerdoti telefonava continuamente e più spesso li convocava a Oppido o li andava a trovare, voleva sentire come stavano, cosa facevano, come vivevano le rispettive comunità locali. Aveva un fiuto finissimo per le situazioni problematiche o di sofferenza e non mancava di far sentire il suo sostegno e la sua benevolenza.

Ai giovani impegnati nel sociale, oltre che nella vita comunitaria, riservava un incoraggiamento particolare: quelli erano tempi non proprio facili per i giovani cattolici, spesso aggrediti anche fisicamente da chi voleva impedire loro perfino di esporre un punto di vista. Nelle grandi città, alle università ma anche nei licei e perfino a Cinquefrondi l’intolleranza nei confronti dei cattolici che non si allineavano al pensiero dominante della sinistra, erano all’ordine del giorno. Ci voleva poco per lasciar perdere tutto e ritirarsi. Ma mons. Papa era un vescovo che incoraggiava e sosteneva tutti, con il suo fortissimo senso di libertà. Lo fece anche con i giovani di Cinquefrondi.

il sacerdote cinquefrondese don Pasquale Galatà con mons. Benigno Luigi Papa

Nei suoi circa 9 anni alla guida della diocesi di Oppido mise mano a moltissime iniziative (chi è interessato al dettaglio, può consultare qui https://www.diocesioppidopalmi.it/2023/03/06/mons-benigno-luigi-papa/?fbclid=IwAR2PSk6n8N4f9EVM1-nStsC14-87yjeIwb4OCsI7me5BHfxlYpiX55CzwnU  il ricordo che ne fa don Letterio Festa , direttore dell’Archivio Storico diocesano).

MOns. Papa con Domenico Pepè durante una Tre-giorni a Cinquefrondi

Dopo l’esperienza calabrese, nel 1990 fu nominato arcivescovo di Taranto e successivamente divenne anche vicepresidente dei vescovi italiani. Un ruolo che svolse sempre con grande umiltà, senza mai cedere a quelle forme di protagonismo che purtroppo, per loro e per noi, talvolta si impadroniscono di alcuni vescovi, irretiti da qualche titolo di giornale. Mons. Papa era prudente nelle parole, paterno nei consigli, una roccia nella fede.  Uomini come lui fanno grande la Chiesa e danno un’autentica testimonianza cristiana.

Mons. Papa a Cinquefrondi in occasione di un concerto, al suo fianco don Giovanni Galluzzo e don Fortunato Sorrenti

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