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Quando cominciò la tradizione musicale che fa di Cinquefrondi la patria di bandisti, compositori, direttori, maestri, cantanti, cantori e musicanti vari che tutti conosciamo ? è una delle domande che si è posto Andrea Agostino nel suo libro ‘La Banda di Cinquefrondi – Carlo Creazzo, musici cantori e orchestre’ del quale da pochi giorni è in libreria la seconda edizione. In realtà si tratta di un volume quasi completamente nuovo rispetto al primo, oltre che ampliato, e se Andrea gli avesse dato un altro titolo e un’altra copertina non avrebbe certo sbagliato.

La musica scorre nelle vene dei cinquefrondesi, non staremmo a ripeterlo se parlassimo solo fra di noi. Ma visto che anche altri ci leggono, va ricordato rapidamente che nella storia di Cinquefrondi c’è una antica e assai fiorente tradizione di bande musicali, di compositori, direttori d’orchestra, maestri solisti, cantanti e cantori vari. Intere generazioni di concittadini hanno arricchito questo mondo. La stessa famiglia dell’autore del libro di cui stiamo parlando può essere annoverata fra quelle maggiormente coinvolte in questo fenomeno, e ancora oggi il decano delle bande cinquefrondesi è infatti un Agostino, per la precisione Antonio Agostino che gli amici chiamano affettuosamente Totò Parisi, per decenni sarto nel Corso del paese, impegnato con la banda fin dal 1952.

Andrea Agostino non è un semplice bandista, lo è stato da ragazzo, oggi è un maestro affermato, pluridiplomato al Conservatorio, insegnante di musica a Torino, concertista, compositore, autore di pubblicazioni specializzate rivolte ad altri musicisti. Suona il sax e con questo strumento non ha esitato a percorrere strade nuove e in parte inedite come il jazz, allontanandosi dal repertorio classico delle bande, ed ha avuto ragione, perchè ha finito per esibirsi da solista sul palco, con discreto successo, ed ha calcato le scene anche con concertisti e coristi di ilivello internazionale, fra i quali alcuni che hanno lavorato addirittura con i Pink Floyd (per chi volesse saperne di più ne ho già parlato qui https://www.cinquefrondineltempo.it/sangue-e-musica-nelle-vene-degli-agostino-e-andrea-suona-al-concerto-con-la-corista-dei-pink-floyd/ ).

Il libro è in vendita a Cinquefrondi presso ‘Il mondo di carta’ di Angela Fazzari

Torniamo alla domanda iniziale, quando è esplosa la passione dei cinquefrondesi per la musica e il canto ? quale è stata la scintilla ? naturalmente non si può indicare una data di inizio, un giorno preciso, ma Andrea sottolinea un dato storico significativo: Cinquefrondi infatti, si legge nel libro, annovera tra i suoi cultori numerosi professionisti che si sono avvicendati nel corso dei secoli, ognuno dando il proprio contributo artistico alla comunità del territorio e non solo. In passato, più che adesso, il mondo musicale, soprattutto quello colto, fu spesso legato all’ambiente ecclesiastico e religioso, e la musica trovò sempre il proprio spazio nei diversi riti e celebrazioni religiose. In particolare, nel periodo tra la fine del 1700 e la metà del 1800 furono ben otto i sacerdoti provenienti da Cinquefrondi che frequentarono e si distinsero ad alto livello presso la scuola musicale e di canto gestita dalla diocesi di Mileto dove c’era peraltro una rinomata scuola di canto gregoriano.

Dunque all’inizio dell’epopea musicale cittadina troviamo l’esperienza di ben otto fra maestri e cantori, era un tempo in cui non esistevano in zona il Conservatorio o altre scuole musicali, e per studiare bisognava recarsi nelle grandi città o a Napoli, a quell’epoca capitale del Regno. Andrea ha avuto il merito di ricostruire ciò che avvenne in  quei primi tempi in cui, appunto, cominciò a diffondersi fra i nostri paesani la passione per la musica, spinta e alimentata da quegli otto maestri ai quali è riuscito a dare un nome, individuando anche il periodo della loro attività.

Bisogna certamente essere grati a questo giovane musicista, dunque, per essere riuscito a colmare una lacuna grave nella nostra memoria storica: in troppi infatti spesso parlano dell’argomento senza sapere niente della ricchissima e assortita storia musicale cittadina che ha senz’altro il suo vertice nel maestro Carlo Creazzo, artista insigne e anche storico della musica e studioso, grazie al quale molte notizie sono giunte fino a noi, invece di perdersi. Non a caso Agostino ha trascorso lunghe ore di studio e ricerca in mezzo alla marea di carte e appunti di cui si compone lo sterminato Fondo musicale Creazzo, custodito dal Comune di Cinquefrondi

Il primo dei magnifici otto maestri che avviarono, senza saperlo, la strada alla grande tradizione musicale cinquefrondese fu Domenico Tigani che nacque il 12 novembre del 1708 e all’età di 22 anni prese la via del sacerdozio, fu professore di canto e musica nella stessa Cinquefrondi. Seguirono don Carlo Macedonio (nato il 28 giugno 1727),  don Fortunato Manfroce (nato tra il 1736 e il 1738), don Michelangelo Guerrisi, don Filippo Zerbi, don Pietro Gallucci, don Michelangelo De Guisa ( nato a il 26 febbraio 1741), don Rosario Albanese (nato il 23 febbraio 1750). Tutti studiosi e maestri di musica e canto.

Fra questi, spiega Andrea, il più grande fu Don Filippo Zerbi, musicista e cantore che merita un capitolo a parte. L’autore ne ha infatti ricostruito la vita, grazie anche agli appunti del maestro Creazzo, e ne viene fuori una figura di artista, finora poco nota. Si dedicò all’insegnamento e alla pratica quotidiana della musica, nonché alla composizione, naturalmente di musica sacra. Sotto la guida del Maestro Ionata di Polistena e del maestro di cappella della Cattedrale di Mileto Giuseppe Antonio Recca, approfondì e terminò gli studi di contrappunto, armonia e composizione. (…) Ordinato sacerdote il 7 novembre 1779, venne fatto Canonico. 

Secondo quanto afferma Creazzo: «Fu sacerdote intelligente, modestissimo e di ottime qualità morali; ma più spiccava per la sua cultura musicale». «Compose molta musica sacra, fu valente conoscitore del canto fermo e fratto, buon organista ed eccellente cantante». 

Purtroppo gran parte della musica di Zerbi è andata persa; tra le poche composizioni a noi pervenute presenti nel Fondo Creazzo di Cinquefrondi vi sono due mottetti a quattro voci, terzetti con voci, Lauda Jerusalem a due canti, Tantum ergo, Ave Maris Stella a tre voci, Domine ad Adjuvandum.

Il maestro Carlo Creazzo da giovane

Da quello che scrive Carlo Creazzo, in don Zerbi c’erano grande professionalità e capacità: “Queste composizioni hanno il pregio di essere spontanee. Il calcolo contrappuntistico in nulla viene a soffocare il sentimento; ma invece, sono piene di schiettezza melodica. La tessitura delle voci, in qualche punto, potrebbe dirsi alquanto estesa; e giacché abbiamo detto che Zerbi possedeva una voce estesissima, anco questa potrebbe essere un’altra ragione per maggiormente attribuirle a lui. La sua voce era soavissima, e ciò che la rendeva maggiormente pregevole, era la sua fenomenale estensione; tanto che dal registro del Baritono agli acuti del Tenore, cantava con la stessa facilità, dando sempre ottimi effetti.

Soleva cantare in Catanzaro, Reggio, Messina, Catania; ed essere, da un piccolo paese come Cinquefronde, conosciuto in queste città, a quei tempi, non facili per viaggiare, non significava aver poco merito. Una scritta in latino, esiste nella Chiesa Matrice di Cinquefronde, ricorda che contribuì per cento ducati alla costruzione del Coro. Percorse la vita sempre attivissimo, e morì sull’alba del 24 luglio 1819, dopo breve malattia. Fu seppellito nella suddetta chiesa, propriamente a piè dell’altare maggiore, dove venivano sotterrati i sacerdoti; e ne esiste ancora la lapide sepolcrale”.

Di don Filippo Zerbi  purtroppo non è giunto a noi alcun ritratto “solo sappiamo che era alto e robusto della persona, e di nobile aspetto. Intorno alla sua morte –racconta ancora Agostino nel suo libro, citando Creazzo- si narra il seguente interessante e poetico aneddoto: la musica cittadina di Palmi, nel giorno precedente alla morte di lui, erasi recata in S. Giorgio, paese vicino a Cinquefrondi, per una festa. Il maestro di questa musica, intimo amico di Zerbi, ebbe in mente procurargli una grata sorpresa, facendogli gustare, nella notte, una serenata. Ignorava lo stato in cui versava il povero Canonico, il quale era presso a morire, assistito dal suo affezionatissimo nipote, don Giuseppe Pitarelli. La musica intona, sotto le finestre, un notturno. L’orecchio del morente, ha l’ultima sensazione; ode, apre gli occhi. Chi sa, forse in quell’estremo momento, avrà immaginato che le orchestre celesti fossero scese per portarselo in Cielo; si sente rapito in un’estasi di paradiso, alza macchinalmente la mano, e vi batte il tempo finché la musica si dilegua. Poi s’assopisce di nuovo, e dopo poco si spegne. Così questa anima d’artista, nato per la musica e vissuto in essa, morì circondato dalle armonie di questa Regina delle Arti”.  

L’esempio di Zerbi ci conferma che sovente le musiche utilizzate nell’ambito religioso venivano composte da musicisti locali, i quali si affidavano, naturalmente, a cantanti e strumentisti del posto. Tutto questo contribuì alla nascita di scuole di musica, cappelle musicali, filarmoniche e successivamente di bande musicali. Tali istituzioni non fecero altro che accrescere la cultura musicale sul territorio.

Insieme con don Zerbi c’è un altro personaggio, anche lui sacerdote,  a cui i cinquefrondesi devono molto musicalmente parlando: si tratta di don Luigi Alfonso Ferrari. Andrea Agostino ci racconta che nacque il 20 agosto del 1829, i genitori erano entrambi cinquefrondesi, sua madre era una Pitarelli; appena quindicenne, Luigi Alfonso entrò in seminario a Mileto e qui percorse tutti gli studi per diventare prete, parallelamente si dedicò alla musica. Scrive Andrea che il giovane si appassionò così tanto alla musica “approfondendola a tal punto da ottenere una preparazione tale che gli permise di formarsi come compositore di musica sacra oltre che come esecutore”. Non era ancora diventato prete (ciò accadde solo nel 1853) che già il giovane seminarista cinquefrondese cominciò a comporre musica, infatti sul frontespizio di alcune sue prime opere, datate proprio 1850, si trova la dicitura «composta dal dilettante Luigi Ferrari, nel seminario di Mileto».

Ma perchè abbiamo detto che quest’uomo è stato importante, anzi decisivo per la storia della musica a Cinquefrondi ?  è presto detto: don Luigi Alfonso Ferrari fu il fondatore della prima Filarmonica cinquefrondese, in pratica la versione artigianale della prima Banda del nostro paese. Nel libro si riportano le parole del maestro Creazzo “La Filarmonica fondata dal Ferrari nel 1850, ebbe elementi molto appassionati della musica, era chiamata anco fuori Cinquefronde, e continuò fino al 1860, anno in cui, per la rivoluzione, fu costretta a sciogliersi. E si sarebbe riordinata, progredendo, se non fosse sopravvenuta la morte immatura del geniale fondatore”, avvenuta nel 1862.

Oltre a fondare la Filarmonica, don Luigi si dedicò molto alla composizione come abbiamo detto, e dai reperti giunti fino a noi risulta che la sua produzione fu quasi tutta di tipo sacro, con un lungo elenco di opere fra le quali va senz’altro citato l’Oratorio Tenebre e Luce composto per la festa di san Michele, patrono di Cinquefrondi, nel 1860. Il prete musicista si cimentò anche con alcuni  brani di carattere profano, tre per la precisione: un Valzer  e due Polke.

Sottolinea Andrea: “L’importanza della figura del Ferrari, nell’ambito della creazione della Filarmonica Cinquefrondese, è rilevante in quanto, dall’evolversi di questa, nacquero i presupposti e le basi per la costituzione della futura banda cittadina. È proprio in quest’ambiente che cresce e si sviluppa la passione per la musica che fungerà da fucina per le future leve nel campo artistico musicale cinquefrondese”. 

A causa di sommosse e disordini legati alla situazione politica del tempo, la Filarmonica si sciolse nel 1860, e se non fosse sopravvenuta la prematura morte del fondatore, questa si sarebbe probabilmente riorganizzata dopo i tumulti. In ogni modo la Filarmonica nel secolo successivo sarà  riorganizzata e diretta dal Maestro Creazzo.

Altra figura degna di menzione del panorama musicale cinquefrondese nell’epoca del Ferrari fu, tra gli altri, l’organista Domenico Manfroce, padre del più noto Nicola Antonio Manfroce, il grande compositore del quale abbiamo scritto diffusamente qui  https://www.cinquefrondineltempo.it/nicola-antonio-manfroce-il-genio-della-musica-che-ci-fu-scippato-da-un-terremoto/ e qui https://www.cinquefrondineltempo.it/nicola-antonio-manfroce-lartista-figlio-di-cinquefrondesi-che-fu-detto-il-bellini-calabrese/     .  (segue)

 

 

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