Questa notizia è stata letta 281 volte

Terza e ultima puntata della storia del maestro Carlo Creazzo per come l’ha ricostruita il musicista e studioso cinquefrondese Angelo Fiorillo nel suo libro intitolato “L’esperienza musicale di Carlo Creazzo nella tradizione musicale di Cinquefrondi” (Leonida Edizioni). Nelle prime due parti sono state approfondite la biografia del maestro (leggi qui https://www.cinquefrondineltempo.it/vita-e-opere-del-maestro-carlo-creazzo-nel-racconto-di-angelo-fiorillo-prima-parte/ ) e le sue vicissitudini alla guida della Banda cittadina (leggi qui https://www.cinquefrondineltempo.it/quando-il-maestro-creazzo-fu-vittima-di-richieste-estorsive-e-sabotaggi-della-sua-banda/ ). Oggi l’autore del libro ci racconta del lavoro di insegnante svolto da Creazzo per molti anni nelle scuole pubbliche e in privato, e infine ci offre un rapido spaccato della sua vasta produzione di opere musicali di ogni tipo, il maestro cinquefrondese infatti spaziava dalle composizioni sacre a quelle profane, senza disdegnare lavori a carattere teatrale, lamentazioni funebri e altro ancora, mostrando se ve ne fosse ancora bisogno il suo grande e poliedrico talento artistico.  Creazzo, che era nato il 6 novembre del 1873,  morì nella sua casa di via del Prato 5 a Cinquefrondi il 26 maggio del 1958, all’età di 84 anni. Nell’epigrafe funebre scritta per sé stesso da Carlo Creazzo si legge:       Molto soffrivo perché molto amavo, e qui trovo la pace altrove invan cercata!
O mio Dio! Benché misero peccatore, per come potei cantai le Vostre lodi da quel modesto cultore di musica che fui!
O poverelli! O fanciulli! Quanto mi foste a cuore!
Che il profumo della vostra preghiera salga a Dio e si trasformi in balsamo per le anime sperdute, di cui fui sempre innamorato, e per l’anima mia se ne sarà degna!

 

di Angelo Fiorillo

 

OPERE MAGGIORI DI CARLO CREAZZO
Oltre che occuparsi della banda del paese, il Maestro si dedicò anche alla riorganizzazione della Filarmonica fondata dal maestro Don Luigi Ferrari nel 1850 e scioltasi nel 1860, come detto precedentemente. Questa formazione eseguiva un repertorio sia profano sia sacro, legato per lo più ai servizi liturgici, gran parte dei brani furono firmati proprio da Carlo Creazzo, oltre che dal suo fondatore.

La Filarmonica era chiamata per svolgere i vari servizi pure fuori paese, e comprendeva tra i suoi componenti anche i seguenti
musicisti:
Peppino Guerrisi (flauto)
Angelo Albanese (contrabbasso)
Guerrisi (violino)
Bixio Creazzo (violino)
Garibaldi Creazzo (saxofono)
Tigani (violino)
Careri (violino)
Giuseppe Lococo (cantante)
Michele Longo (cantante)

La casa di via Del Prato (l’attuale via Prato), dove Carlo Creazzo visse, fu fucina e luogo di lavoro del maestro, in cui egli si
dedicò all’insegnamento della disciplina musicale con lezioni individuali e di gruppo, vere e proprie prove di sezioni strumentali
che svolgeva solitamente nel piccolo giardino.

Il Maestro, in diversi periodi della sua vita, insegnò anche nelle scuole pubbliche, tra le quali: la scuola serale di Cinquefrondi durante l’anno scolastico 1904-1905; canto corale nel Corso di Avviamento di Cinquefrondi negli anni scolastici 1938-1939 e 1939-1940; e presso l’Istituto Magistrale dell’E.N.I.M. di Polistena.

Grande fu la sua opera didattica, essendo stato l’insegnante di decine di giovani che nei trentasei anni di direzione della banda cittadina si avvicinarono allo studio di questa disciplina, impartendo loro insegnamenti senza pretendere alcun compenso. La sua casa fu anche il luogo della creazione, ossia del lavoro di compositore.

La produzione del Maestro, che comprende circa 260 brani, è prevalentemente sacra, anche se vi è una corposa quantità di opere profane, le une e le altre destinate a diverse tipologie di organico. Creazzo, per la sua vocazione all’insegnamento non si lasciò scappare l’occasione di predisporre allo studio i suoi allievi secondo il proprio pensiero, fu anche autore di molti lavori a carattere didattico:
Le regole musicali. Volume contenente delle «spiegazioni» di cui «è bene che anche il semplice suonatore non vada sfornito ». In aggiunta c’è un piccolo dizionario di termini musicali con cenni alla storia della musica;
Ragione fisica della regola dell’ottava;
Regole musicali. Scale e cadenze da suonarsi con l’organo e relative regole. «Questo lavoretto ha lo scopo di spianare
la strada allo studio dell’armonia e di far acquistare, per tempo, l’abitudine di leggere con i numeri».
Altre opere didattiche riguardano ancora volumi di teoria musicale per i primi passi, poi ancora metodi per strumenti come:
contrabbasso, genis e trombone.

Per quanto riguarda invece le opere squisitamente compositive; in un foglio pentagrammato che Creazzo usò come cartella, doveva esserci una raccolta dedicata A Sua Santità Benedetto XV. Su di essa vi è un sommario di diverse sue composizioni sacre. Tali opere si trovano riordinate nei vari fascicoli all’interno del Fondo a lui dedicato.

Il libro di Angelo Fiorillo dedicato al maestro Creazzo

Questi alcuni titoli:

– Stabat Mater a tre voci                                                                                                                                                                  – Ave Maris Stella, ad una voce oppure coro all’unisono;
– Ave Maria, per voce sola;
– Et incarnatus est, a tre voci pari;
– Benedictus qui venit in nomine Domini, a tre voci pari;
– Giaculatoria in onore del Sacro Cuore di Gesù, coro di tenori e baritoni;
– Litania della Beata Vergine, per contralto e basso;
– Litania della Beata Vergine, per tenore e baritono;
– Litania della Beata Vergine, per due cori all’unisono;
– Due versetti in Re maggiore, organo solo

Ancora, tra le sue opere troviamo delle messe, una delle quali fu premiata nel 1910, come già detto, presso il Grande Emporio
Musicale di Perugia col «Gran Diploma d’Onore»; messe funebri; Le tre ore d’agonia con le sette parole più un Invito iniziale e un Terzetto finale (in partitura sono inseriti, oltre al coro, anche il coro di fanciulli); Agonia di N.S.G.C. con le sette parole più Introduzione e Chiusura, per voci bianche e tenore con organo o quartetto d’archi e harmonium; novene per i santi; Via Crucis, una in particolare composta per coro di adulti e fanciulli.  Messa in onore di Maria Santissima del Carmelo.

Altre due messe di Carlo sono:
Messa da Requiem a tre voci con piena orchestra composta nel 1900 con dedica Alla santa memoria di mio padre, e Messa da Requiem del 1943 In memoria della mia adorata mamma.
Altre opere non religiose del Creazzo sono: vari inni, fughe, sonate, mazurke, notturni, gavotte, barcarole, motivi pastorali come quelli Calabresi e svariata musica profana, come tanghi, tra cui il Piccolo tango – Per le mie piccole allieve di pianoforte.

Poi ancora delle ninne nanne, tra cui l’arrangiamento della già citata ninna a Gesù Bambino, Accetta il canto che noi t’offriamo; l’arrangiamento di Quanno nascette Ninno, testo di Sant’Alfonso Maria De’ Liguori.
Tra le opere profane più note del maestro vanno sicuramente citate: il dramma in musica descrittivo Gioiuzza, Belle Fanciulle, e la sinfonia Trionfo, quest’ultima composta nel 1904. Di Trionfo esistono varie versioni: una per piccola orchestra, una per pianoforte a quattro mani e una per pianoforte a due mani.
L’opera di Carlo come direttore della banda non si limitò alla sola conduzione e direzione del complesso cinquefrondese. Anche se più prolifico nella produzione di musica per organici diversi, egli fu anche ottimo compositore di brani per banda.

Belle fanciulle
È un valzer scritto nel 1905, per un organico di piccola banda; Creazzo dedicò questa composizione a un suo allievo: «al
mio ottimo discepolo, Sig. Guerrisi Giuseppe».

Funebri lamenti – Pensiero lugubre  – Creazzo terminò di scrivere quest’opera da cui ricavò tre versioni, una per orchestra, una per grande banda e una riduzione per pianoforte. Con Funebri lamenti fu premiato in un concorso musicale
indetto dal Liceo Musicale “N. Salzano” di Nocera Inferiore, con Gran Diploma d’Onore e Croce d’Oro

Inno Popolare in onore di S. Michele Arcangelo – Patrono di Cinquefrondi
Il 6 maggio 1946, Carlo Creazzo scrive un inno in onore di san Michele Arcangelo protettore di Cinquefrondi per voci a coro con armonium, in cui il testo venne steso dal canonico teologo Michele Dionisalvi. In seguito il Maestro ne rielaborò una
versione strumentata per banda.

Angelo Fiorillo

LA RICERCA E LA RIVALUTAZIONE DEI MANOSCRITTI

L’opera di Carlo Creazzo spazia finanche nel campo della ricerca, del recupero e della catalogazione di scritti appartenenti al panorama musicale europeo, riordinando molto materiale riguardante autori di fama mondiale, ma anche minori tra cui calabresi, portando alla conoscenza di alcuni meno noti ma altrettanto importanti.
Portò alla luce tanta musica dei secoli antecedenti, infatti è autore di diversi manoscritti unici avendo inoltre trascritto con notazione moderna tanta musica sacra appartenuta ad autori dei secoli XVI e XVII tra cui delle messe e Tantum Ergo vari; ad esempio compositori come Giuseppe Creazzo, che dovrebbe essere quel “Don” maestro di cappella presso la cattedrale di Mileto. Ulteriori brani risultano copiati “per uso” di alcuni componenti dei Milano, marchesi di san Giorgio Morgeto e Polistena e principi di Ardore.
Nella sezione raggruppante musiche di autori del circondario cinquefrondese, perlopiù a sfondo religioso, ci sono brani di Don
Filippo Zerbi e tra queste c’è una raccolta di Composizioni postume del canonico Don Filippo Zerbi, riduzione facile per canto e pianoforte ed organo ad libitum curata da Carlo Creazzo.
Presenti ancora brani di Michele Valensise da Polistena, Nicola Rodinò Toscano da Polistena (uno dei primi insegnanti di Creazzo), Achille Longo (capostipite della omonima famiglia di musicisti e direttore, fra le altre, della Banda “F. Cilea” di Oppido Mamertina e fondatore in Amantea della prima banda cittadina), Antonio Jonata (fondatore della scuola di canto a Polistena), Luigi de’ Baroni Ferrari (fondatore della filarmonica cinquefrondese), Don Giuseppe Creazzo (maestro di cappella, come già detto, presso la diocesi di Mileto nella prima metà dell’800), Don Angelo Mascagna da Polistena (sacerdote noto per le continue richieste di favori a Carlo dove chiedeva, spesso insistentemente e a rasentare l’arroganza, le analisi e le eventuali correzioni delle proprie composizioni).
Rivalutò inoltre le figure di musicisti cinquefrondesi che lo precedettero e tra questi vi si trova il già citato Don Luigi de’ Baroni
Ferrari, fondatore della filarmonica Cinquefrondese. Ridiede valore soprattutto alla figura del musicista e canonico Filippo Zerbi, del quale Creazzo ne evidenzia le qualità canore dal punto di vista del timbro e dell’estensione, giacché pare spaziasse dal registro grave del baritono agli acuti del tenore con grande disinvoltura.
Pochi sono gli scritti rimasti dello Zerbi, essendo la maggior parte andati dispersi, che tra l’altro non portano chiaramente chi
ne sia l’autore, ma che Creazzo autorevolmente attribuisce al religioso, nonostante sui frontespizi vi sia scritto: «Ad uso del Sac. D. Filippo Zerbi».
Le grandi capacità, unite all’esperienza e alla grande disponibilità, facevano quindi di Creazzo un professionista che si dedicava a tutto campo a ciò che era richiamo musicale e a chi quest’arte la praticava anche da dilettante.

Carlo Creazzo, come abbiamo potuto vedere, ha operato su diversi aspetti dando un grande contributo anche nel campo della didattica con i suoi numerosi trattati. La sua principale attività di compositore di musica sacra e per organici sinfonici, non gli ha impedito quindi di “sconfinare” in campi dove venivano trattati temi diversi, con gruppi strumentali differenti come la banda dove egli ha offerto un contributo determinante valorizzandone le caratteristiche. Tutte queste qualità, unite alle grandi doti umane, hanno edificato l’uomo ideale, provvisto, oltre al resto, di grandi equilibri caratteriali.
La storia, è risaputo, non si fa con i “se” e i “ma”, e, presumibilmente limitato dal contesto provinciale pur se eccellente in cui
Carlo operò, egli non poté esprimere fuori dal proprio contesto, nel modo in cui poteva e meritava, la propria arte, così come sarebbe successo se fosse andato via da Cinquefrondi. D’altronde, per lui, abbandonare il complesso musicale era «come commettere un tradimento»33 e probabilmente non solo nei confronti della banda, ma di tutta quella dimensione che si era
creata attorno al personaggio.
La vicenda personale di Carlo Creazzo ci offe uno spaccato di quelli che sono i difetti, similari poi a quelli di tante realtà del martoriato profondo Sud, che spesso inducono ad accontentarsi. Ma il testamento morale che egli ci lascia, è un monito affinché impariamo a perseguire obiettivi comuni, di condivisione, e non di mero ed egoistico arrivismo che non porta più in là della propria aura. Il maestro, che tale è, non è solo colui che insegna la materia ai bambini, ma soprattutto colui che dà l’esempio. Povero quel paese che non ha una storia; ma ancora più povero quello che avendone una non fa di tutto per valorizzarla.

Non è possibile copiare il contenuto di questa pagina.