Questa notizia è stata letta 466 volte

Ci sono lettere dell’alfabeto che, per ragioni insondabili, ‘esprimono’, se così si può dire, un maggior numero di parole rispetto ad altre. Una di queste è la M, che nel dialetto cincrundiso contiene una ricchissima varietà di termini. Questa 21ma puntata della rubrica sulla lingua del nostro paese presenta appunto una prima ampia rassegna di parole che cominciano per M, molte delle quali ormai non si sentono più nelle nostre conversazioni, come ad esempio mafruni, magghjòlu, majida, majistra, mammarandi, mangiasumi e altre ancora.

di Mimì Giordano

Maccabbeu : Babbeo, tonto. L’origine di questa parola è forse per associazione fonetica con  babbeo, anziché con i Maccabei, giudei del II° secolo A.C. protagonisti della rivolta contro Antioco IV

Maccarruni:  come sopra, un epiteto tratto dal nome di un tipo di pasta lunga, con il buco, che tanti anni addietro era il piatto della domenica fatto col ragù di carne. La parola  maccarruni  – con l’aggiunta di senza pertusu – rivolta contro qualcuno non ha le stesse intenzioni di apprezzamento rivolte al buon piatto.

Mafrùni:  imbroglione, scaltro, furbo

Magàra:  maga, megèra,stregona

Magulà: Parotite, orecchioni

Magghjòlu: talea, tralcio, jettùmi. Secondo G.B. Marzano (1842-1902) potrebbe derivare dal  latino malleolus (il malleolo della tibia, osso sporgente)

Majìda:  contenitore ampio in legno a forma di cassa, in cui si impastava il pane

Majìstra:  maestra, sarta. Erano note e brave i majìstri di tilàru, di custùra e di ricamu del  nostro paese. Scuole di un pregio del quale ci appartiene la storia e il valore.  Ammirando una coperta, un lenzuolo, uno scialle, un centrotavola, ci rendiamo conto  che difficilmente una persona al giorno d’oggi farà mai più quelle cose, se non in casi rarissimi. E più le guardo e più penso a quante ore, a quanti giorni, a quante notti le donne  del nostro paese dedicavano a quei lavori da donare in dote a una figlia, o a una nipote. Inestimabile è la bellezza e il pregio di quei manufatti e dei lavorati al telaio.

Malacrianza:  maleducazione, scostumatezza.

Malagùla:  di traverso, fermatosi in gola, ma in certi contesti significa anche sgradito

Malamùri:  acidità di stomaco, rigurgiti acidi, a volte biliari. Sinonimo di brutta condizione umorale, causata da dispiaceri.

Malanòva:  imprecazione comunissima in paese. Non sempre per augurare una mala  nuova (novella,notizia), ma spesso per esprimere rammarico, disappunto,  contrarietà. Certamente, dire malanova m’hai!  o malanova mu ndai non augura gioia, ma nel nostro modo di  dire nella maggior parte dei casi non ha intenzioni malefiche. Nella minor parte invece sì !

Malaparàta:  situazione poco favorevole. Proverbio: quando la vitti curta e malaparata, pigghjài la via e cangiài la strata

Maliparoli:  brutte espressioni, a volte volgari, con toni accesi.

Malòcchju:    malocchio, jettatura. Espressione paesane:  quant’eni bedhu ‘stu picciridhu, fora malòcchju!   (com’è bello questo bimbo, lontano sia il malocchio!)

Malucòri: rancore, dissapore.

Malupìlu: peluria nell’uomo che appare prima della pubertà. Ma è anche quel rialzarsi della  peluria già fatta a causa di un’emozione forte.  Quandu cuntu chi mi succediu chida sira mi veni ‘u malupilu

Maluvìzziu:   furberia, accortezza, diffidenza

Mammarandi:  nonna

Mammìna:  levatrice, ostetrica

Mammulìsu:  persona o abitante di Mammola. ‘U mammulisu per eccellenza e per ricordo indimenticabile era  Vicenzu ‘u mammulisu, Vincenzo Scali, per lunghi anni autista del Comune di Cinquefrondi.

Manatèdha:  piccola quantità. Come dire: pocu, pocu; nent’e nudha

Mangiasùmi:  prurito

 

Non è possibile copiare il contenuto di questa pagina.