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Discreto, umile, pacato, coltissimo. Luigi Carrera fu sindaco dal 1978 al 1983. Cinque anni tempestosi, ricchi di polemiche. Guidò l’amministrazione comunale socialcomunista che aveva scalzato la Dc dopo dieci anni di governo a Cinquefrondi.

Luigi Carrera era a capo di un gruppo di giovani militanti comunisti che presero il posto di molti esponenti della vecchia guardia del partito. Niente che non si sia già visto anche in altre formazioni politiche, quando l’avvicendarsi delle generazioni smuove le acque e facilita il pensionamento di alcuni e l’emergere di altri.

Durante la sua gestione Carrera non è stato sempre fortunato, nel senso che spesso ha dovuto faticare più per tenere a bada i suoi alleati socialisti che non gli avversari democristiani. Dopo circa due anni di mandato la sua aministrazione fu addirittura dimissionaria per via di disaccordi  legati soprattutto al percorso della costruenda superstrada. Ci fu un diluvio di polemiche. Poi tutto si ricompose.

Alle ricorrenti frizioni con gli alleati, per Carrera si aggiunse il difficile rapporto con i compagni di partito polistenesi e l’amministrazione comunale da loro guidata, assai potente sul piano politico nella zona e spesso invadente in quegli anni, ma questa ormai è storia vecchia. 

Luigi ha legato il suo nome anzitutto al grande progetto di metanizzazione del paese, di cui questo blog ha già riferito. Ma ci sono altre cose che vanno ricordate, ad esempio il progetto del palazzo polifunzionale  costruito nella zona vicino alla fiumara. Un’opera pubblica di grande importanza, con un enorme salone, utile per convegni e altre manifestazioni pubbliche. Una struttura di cui il paese aveva un gran bisogno, e che è stata, ed è, utilizzata in tanti modi.

Ma non fu tutto rose e fiori in quegli anni. L’amministrazione socialcomunista ha infatti legato il suo nome anche al principale rifacimento di Piazza della Repubblica. Questo luogo caro e sacro ai cinquefrondesi è stato ritoccato e sistemato più volte, anche in anni recenti, ma l’intervento fatto durante la gestione di Luigi è stato di gran lunga il più significativo, e non del tutto in senso buono. 

In quell’occasione infatti lo storico Monumento ai caduti di Cinquefrondi, quell’antico blocco di marmo che recava incisi i nomi dei soldati morti in battaglia, e con una maestosa aquila posta in vetta, fu buttato giù. Era un Monumento austero, ricordava con solennità di sapore antico i nomi dei Caduti nella Grande Guerra; troneggiava con una sua eleganza severa nel centro della Piazza. Al suo posto venne realizzata un’aiuola spartitraffico, all’interno della quale fu incredibilmente collocata una struttura metallica stilizzata che somigliava molto da vicino a una gabbia, e l’aquila vi fu posta dentro, con l’effetto che si può immaginare. Doveva essere un’opera ‘moderna’ almeno nelle intenzioni, ma il risultato non fu evidentemente quello atteso. Se l’aquila fosse stata posta al di sopra di quella figura metallica, o magari di lato, avrebbe avuto tutt’altro effetto. Ma tant’è.

L’iniziativa fu sbeffeggiata in tanti modi da molti cinquefrondesi (veniva definita la ‘caggia’), e anche molti sostenitori dell’amministrazione  dovettero prendere atto che la soluzione trovata era abbastanza infelice. La piazza ne risultava deturpata e poi quell’aquila in gabbia non si poteva proprio digerire. Fu un’ottima idea invece quella di togliere il parcheggio delle auto dal marciapiedi della piazza stessa, trasformandola in zona pedonale. In ogni caso la ‘caggia’ alimentò polemiche e anche strumentalizzazioni, come sempre in casi del genere.

In quei giorni il sindaco Carrera diede un esempio di vera signorilità, perchè non rispose a tono a nessuna delle insolenze che gli vennero più o meno indirettamente rivolte per via di quell’obbrobrio, che comunque apparteneva a tutta l’Amministrazione. Non si atteggiò a vittima e non cadde nel tranello di una polemica facile e anche abbastanza strumentale. Capì probabilmente di aver  commesso, suo malgrado, uno scivolone e non aggravò la situazione tentando di difenderlo a ogni costo. Andò dritto per la sua strada, dando spiegazioni generiche, ma incassò le critiche che gli piovevano addosso, rispettando coloro che le formulavano, di cui in cuor suo forse condivideva il pensiero. Raro esempio di senso delle istituzioni.

Forse anche per placare gli animi, chissà ?, qualche anno dopo il Comune decise di fare un nuovo Monumento ai Caduti e collocarlo all’ingresso della Villa. A un artista polistenese di cui ora sfugge il nome fu dato l’incarico di realizzare una opera adeguata, ma anche in questo caso l’esito fu così così, almeno a parere di molti. L’artista infatti si presentò con una figura bronzea di soldato caduto, ‘sdraiata’ su un blocco di pietra dalla inequivocabile forma di un pezzo di gruviera. Quel Monumento qualche anno dopo fu anche oggetto delle attenzioni dei ladri, che trafugarono la forma bronzea.

Nel suo partito Carrera faceva la differenza, per la sua cultura politica, per la capacità di volare alto nelle sue esposizioni e di guardare lontano, non aveva bisogno di alzare la voce per affermare i suoi obbiettivi. I suoi interventi erano sempre molto pacati e anche ascoltati, tuttavia non tutti lo amavano, proprio per quel suo carattere riservato e schivo, quel suo fare poco agggressivo, e forse anche perchè toglieva spazi ad altri. Era leader senza dover sgomitare, senza aggredire, riconosciuto autorevole per quel che era. 

A Carrera si deve  il grande impegno per dare ai cinquefrondesi una Biblioteca Comunale, degna di questo nome, trasformando di fatto il vecchio centro di lettura di Vera Pitarelli in una struttura importante, e utile, per i tanti studenti e lettori che se ne servivano. Non fu una scelta casuale: il sindaco infatti era ed è un uomo di lettere e di grande cultura. Pochi sanno forse che fu allievo e collaboratore all’Università di Messina del prof. Giuseppe Falcone, uno dei maggiori studiosi del dialetto calabrese. E lo stesso Falcone non a caso fu presente a Cinquefrondi il giorno in cui fu inaugurata la Biblioteca, oggi purtroppo chiusa.

 

Nella foto: Amministratori e funzionari del Comune in occasion di una missione a Roma: da sinistra il dipendente Vittorio Carrano, gli assessori Walter Burzese, Vincenzo Boeti e Francesco Macedonio, poi il sindaco Luigi Carrera e ultimo a destra Angelo Gallo, capo dell’ufficio tecnico comunale

 

Carrera è anche un appassionato di linguistica e del dialetto cinquefrondese, anni prima di darsi alla politica andò molte volte a intervistare anziani cittadini di Cinquefrondi, si portava dietro un registratore per raccogliere da loro parole e modi di dire che stavano scomparendo. E poi trascriveva il tutto, sottolineava le differenza di accento e di pronuncia, le similitudini e le distanze con i dialetti dei paesi vicini. Un lavoro certosino, meritorio, soprattutto sconosciuto a tanti cinquefrondesi, che la dice lunga sulla passione che l’uomo aveva ed ha per la cultura del suo paese e per la tradizione locale. Quegli studi sarebbero potuti diventare libri importanti per la storia linguistica di Cinquefrondi, ottimi per studenti universitari e esperti.  

 

Luigi Carrera, il primo da sinistra, con gli amici Claudio Longo, Raffaele Longo e Peppino Cuiuli in una immagine del 1964

 

Nel breve periodo della sua attività politica, non si ricordano di Luigi uscite sguaiate o fuori posto, come purtroppo capita a chi fa la politica per mestiere. Con gli avversari era anche duro, ma sempre con uno stile istituzionale, con un registro linguistico di livello, non a caso non si creò mai inimicizie nè dentro il suo partito, nè fuori. Uno stile che Luigi non smarrì nemmeno quando fu attaccato pesantemente per il progetto di pavimentazione stradale di una parte della zona nord del paese, nei pressi di via Dante, che a parere di alcuni non sarebbe stato propriamente necessario e tantomeno urgente. Anche in quel caso fu un gran signore e il tempo è stato galantuomo perchè, come per il metano, Luigi era stato invece lungimirante: a parte il fatto che in quella zona di Cinquefrondi  abitavano già molti concittadini, dopo quei lavori tantissimi altri andarono a stabilirvisi, proprio perchè si trattava di una zona foriera di nuova urbanizzazione, e lui l’aveva capito. A volte le parole feriscono più delle pietre. 

La mamma di Luigi è stata una  storica maestra delle scuole elementari, si chiamava Ersilia ed aveva il sorriso più gentile e luminoso del mondo. Tenera e affettuosa con i suoi bambini che stravedevano per lei. Era una bella signora, con una voce calda e sempre materna. Ogni piccoletto con lei si sentiva al centro del mondo, aveva la capacità di valorizzare i bambini in un modo straordinario. Abitava in una bella casa proprio al fianco della Chiesa Matrice e tutte le mattine quando andava a scuola faceva la strada in compagnia di qualcuno dei suoi alunni, tenendolo per mano.

Con il marito Ciccio Carrera facevano una coppia bellissima e sempre molto premurosa. Io stesso ne ho un ricordo personale straordinario, tanto che da bambino non li chiamavo per nome, bensì  ‘l’altra mamma’ e l’altro papà’, un modo ingenuo ma assai efficace per sottolineare l’affetto che trovavo in loro.

Finito il mandato di sindaco, Luigi Carrera si ricandidò alle elezioni nel 1983, fu eletto consigliere e tale rimase per il breve periodo di quella consiliatura che finì anzitempo. Avrebbe potuto continuare nel suo impegno pubblico, ma preferì diversamente. Lasciata la politica, ha proseguito con il suo lavoro nella scuola, nelle sue letture soprattutto di storia e nell’informazione sulle cose della grande politica nazionale, che resta la sua passione, alternandola a lunghe scarpinate in bicicletta e al restauro di vecchie Fiat 500, che lui acquisisce quando sono rottami e poi, con la pazienza e l’abilità delle sue mani, le trasformare e regala loro nuova vita, facendole tornare fiammanti come nuove. C’è sempre tanta vita oltre la politica e il potere. 

Foto Archivio Storico Tropeano, Archivio Gerace

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