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Nei giorni di festa sentiamo con maggior dolore l’assenza dei nostri cari che non ci sono più. In modo particolare a Natale, festa della famiglia. Quei posti mancanti a tavola, quei baci e quegli abbracci mancati, rendono la festa malinconica, e ampliano un vuoto che già è grande di suo. Non c’è essere umano che non l’abbia sperimentato di persona, perciò non c’è da aggiungere altro su questo.

Vi proponiamo oggi una dolcissima poesia di Natale scritta dal nostro concittadino, professore e poeta Luigi Massara. Fu pubblicata nell’ottobre del 1982 in un volumetto di liriche in dialetto cinquefrondese, intitolato ‘Lu tempu vola’. Il poeta, già adulto, si cala nei panni di un bambino appena orfano di padre che, col fratellino, trascorre il primo Natale senza l’amato papà. Quel bambino è lo stesso Luigi Massara che dunque racconta di quelle prime festività senza l’allegria, i giochi in giro per il paese, l’affetto e gli abbracci del papà.

In questi versi tuttavia c’è anche molta serenità, quella di un bambino maturo e consapevole, che soffre terribilmente per quella perdita ma, nello stesso tempo, non se ne lascia sopraffare. E a modo suo, con il fratellino Antonio, rinnova le modalità di quella festa, sotto l’occhio attento della madre impegnata nel lavoro.

Natali e CCapudannu

 

Vinnaru puntuali chisti festi,

portandu ‘ntra li casi l’allegria

e lu penseru ognunu mu s’allesti

e ppemmu nesci fora ‘n cumpagnia.

Fratima ed eu però no’ ndi movimmu

comu a Cincrundi l’atri cotraredhi,

stèttimu intra e nno ndi rincriscimmu

lu primu annu ch’eramu orfanedhi.

Jocàvamu a li carti e a li nucidhi

‘ntra la putiha arretu a la vitrina;

la mamma jia e bbenìa di la cantina.

Cu’ chidu ciuffu jancu di capidhi

‘nc’era cu’ nnui sempi Loigginu;

mò èni dhà, a patrima vicinu.

Loigginu è l’amico Luigi Chiappalone, morto in Germania nel 1962

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