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C’era una volta a Cinquefrondi un ragazzino che non aveva alcun interesse per lo studio, e fin qui niente di nuovo sotto il sole, perchè spesso i bambini non amano stare sui libri. Ma quella che vogliamo raccontare oggi è una storia particolare e riguarda un piccoletto che si chiamava Luigi Giordano. Come tanti della sua età, di andare a scuola non voleva proprio saperne. Ma neanche pensava soltanto a giocare come gli altri bambini. La sua vera passione era l’edilizia, il lavoro di muratore, guardava ammirato i mattoni, le piastrelle, i sacchi di cemento, gli attrezzi da lavoro, i cantieri. Da quegli oggetti  prendevano forma le case, le strade, ogni genere di fabbricato: incantato dall’attività del padre Pietro, il piccolo Luigi sognava di diventare come lui, di tirar su muri, posare pavimenti, costruire tetti, calare colonne di cemento, insomma creare dal nulla cose durevoli.

Il piccolo Luigi prima di dedicarsi a questa grande passione fu comunque ‘costretto’ a mettere da parte i sogni e a finire almeno la quinta elementare, e prendere la licenza; provò anche ad andare oltre, ma senza interesse, perchè il suo pensiero fisso era lì, ai cantieri. E quando potè coronare il suo sogno, appena 13enne, l’entusiasmo letteralmente esplose dentro di lui, perchè non gli pareva vero di potersi dare da fare nella ditta del padre, Mastru Petru, e mai avrebbe immaginato che un giorno lui e la sua famiglia avrebbero lasciato un segno nella storia, anche politica, di Cinquefrondi.

Della vicenda di Luigi Giordano si racconta diffusamente nel libro ‘Francesco Della Scala e altre storie dimenticate di Cinquefrondi’. La ditta edile della famiglia Giordano partecipò ai lavori di molti fabbricati di Cinquefrondi, fra i quali il vecchio Municipio. L’edificio fu inaugurato la domenica 15 ottobre 1916; il progetto era dell’ingegnere reggino Pietro De Nava, lo stesso che aveva ridisegnato Reggio Calabria dopo il terremoto del 1908.

I lavori generali per la realizzazione del Municipio di Cinquefrondi furono effettuati dalla Ditta Misiti e durarono due anni. Vi fu impegnata in essi anche l’azienda del mastro Pietro Giordano, Mastru Petru, che curò soprattutto la parte degli interni e la pavimentazione. Nel tempo quella dei Giordano divenne una ditta importante, con Mastru Petru infatti pian piano finirono per lavorare stabilmente anche i figli Pietro (portava lo stesso nome del padre) Vincenzo Peppino e Luigi, oltre a numerosi altri operai.

Il figlio di Luigi Giordano, Mimì (ex sindacalista e anche consigliere comunale per il Msi, nel 1986) racconta dell’orgoglio di famiglia per la ditta del nonno, per aver partecipato alla costruzione del Municipio, fatta a suo tempo con cura meticolosa, e in particolare per aver realizzato «il pavimento della sala del Consiglio del vecchio Comune, che era uno spettacolo; la prima mattonella saltò dopo quasi 80 anni, nel 1990».

Dei figli di Mastru Petru Giordano, Luigi fu un personaggio di cui vale la pena accennare anche per il suo impegno pubblico: abbiamo detto che da bambino fu tanto affascinato dal lavoro che faceva il padre, che volle seguirne le orme prima possibile. Da giovanissimo dunque cominciò ad aiutare il padre nei cantieri aperti in paese e poi soprattutto in quelli in montagna.

Agli inizi degli anni Trenta, in particolare nel ‘31-’32, il Comune di Cinquefrondi varò un piano per la costruzione di tanti muri di contenimento, muri in pietra, piccoli e grandi, ai quali seguivano opere di rimboschimento, a salvaguardia del territorio montano. Il giovane Luigi si recava in montagna, alla Limina, con una moto, in estate e inverno, qualunque fosse il tempo, pioggia o caldo. Quel lavoro lo esaltava, amava il contatto con la terra, con i boschi, con gli amici operai.

Nel 1934 Luigi fu nominato responsabile dei sindacati dell’agricoltura, un compito che gli piaceva molto, perché poteva ocuparsi da vicino dei problemi di contadini e braccianti, lavoratori semplici come lui. A modo suo si dava da fare per sostenere e aiutare la crescita sociale ed economica di tante persone, in quei tempi durissimi per tutti. In quello stesso anno Giordano guidò la delegazione di Cinquefrondi alla Mostra nazionale dell’agricoltura che si tenne a Firenze. L’operaio sindacalista portò a quel grande evento nazionale vari prodotti della terra di Cinquefrondi e ricevette anche i complimenti dei dirigenti della Mostra per il successo ottenuto. Qualche tempo dopo divenne Collocatore comunale, ma continuava a lavorare nella ditta del padre.

Come tanti giovani del tempo Giordano fece anche parte della squadra di calcio Cinquefrondese negli anni ‘30, ‘31 e ‘32 nella quale militavano fra gli altri anche Luigi Albanese, che diventerà in futuro sindaco comunista di Cinquefrondi, e poi Tommaso Manferoce e Ciccio Tropeano, figure popolarissime e molto amate in paese, peraltro di idee politiche opposte.

Nel dopoguerra Luigi Giordano rimase fascista nelle sue convinzioni politiche e sempre rispettò le regole democratiche, non aveva niente di cui vergognarsi del suo passato e non temeva di guardare al futuro serenamente.

Va detto che a Cinquefrondi, diversamente da quanto accaduto specialmente al nord, non ci fu nessuna guerra civile tra fascisti e antifascisti, nella popolazione convivevano idee diverse e opposte, anche polemiche feroci, contrasti durissimi ma sostanzialmente in un clima rispettoso. Dopo la caduta del regime, molti fascisti, anche qui, diventarono ex, passarono con i comunisti o con i socialisti, altri nella Dc. Giordano militò invece nel Msi.

Nel 1964 si candidò nelle liste di quel partito alle elezioni per il Consiglio Provinciale nel collegio Cinquefrondi-Melicucco-Anoia-Polistena. In realtà dovettero pregarlo di candidarsi, lui non amava la ribalta, conosceva anche i suoi limiti culturali, ai quali tuttavia supplì in età adulta con un gran lavoro da autodidatta. A quelle elezioni provinciali successe una cosa da finimondo: il Msi che generalmente prendeva non più di 80 voti a Cinquefrondi, con Giordano candidato ne prese 812. Non è che fosse tornato il fascismo in paese, o che il Msi avesse improvvisamente sedotto gli elettori di Cinquefrondi. Semplicemente quello fu il segnale della stima generale e della simpatia che riscuoteva quell’uomo, una persona perbene rimasta coerente con i suoi ideali.

In tutto il collegio Giordano prese 1200 voti, e il giorno dopo la Gazzetta del Sud lo diede addirittura per eletto alla Provincia. Tante persone si recarono alla sua casa, nella parte alta del Corso, per complimentarsi, ma lui non credeva a quella elezione, e infatti diceva a tutti: «Guardate che ci deve essere un errore, secondo i miei calcoli non sono stato eletto, seppur per pochi voti». E infatti aveva ragione, a Giordano mancarono circa 60 voti per ottenere un seggio alla Provincia di Reggio Calabria, ma già aver ricevuto così tanti consensi fu per lui come essere stato eletto. Lo inorgogliva la dimostrazione di stima avuta dal suo paese.

Pochi mesi dopo, a causa di un’embolia cerebrale, con conseguente paralisi di una parte del corpo, fu costretto a ritirarsi dal lavoro e da tutto, e fu un disastro per lui naturalmente, e poi per la famiglia e la ditta edile che aveva messo su insieme ai fratelli Pietro e Vincenzo e che continuava la storica attività del padre. Luigi Giordano morì il 2 agosto del 1985.

 

foto Archivio Storico Tropeano

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